Sposa
domani ti regalerò una rosa
gelosa d'un compagno non voluto
temuto
stesa
caldissima per quell'estate accesa
fanatica per duri seni al vento
io tento
tanto
quell'orso che ti alita accanto
sudato che farebbe schifo a un piede
non vede
dorme
tapino non le tocca le tue forme
eppure è ardimentosa la sua mano
villano
potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
chino
su un lungo e familiar bicchier di vino
partito per un viaggio amico e arzillo
già brillo
certo
perché io non gioco mai a viso aperto
tremendo il mio rapporto con il sesso
che fesso
piango
paludi di parole fatte fango
mi muovo come anguilla nella sabbia
che rabbia
rido
facendo del mio riso vile nido
cercandomi parole dentro al cuore
d'amore
potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
pare che coppie unite solo con l'altare
non abbian mai trovato le parole
da sole
forse
domani che pianissimo le morse
del matrimonio ti attanaglieranno
potranno
potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
potranno mai le mie parole esserti da rosa
sposa
potranno mai...
lunedì 25 febbraio 2008
giovedì 21 febbraio 2008
Help! (Beatles, 1965)
Mi sento oppresso da ciò che mi circonda. Impegni, situazioni, dinamiche relazionali, persone.
Vorrei sbattere la testa, oppure staccare la spina: rompere con tutto per un momento.
Devo ricaricare le batterie.
Mi sembra di essere estraneo alla mia vita, come se mi toccasse una vita che non è la mia e che sicuramente non è quella che vorrei.
Mi sento precipitare verso il basso.
Vorrei chiedere aiuto e, se potevano farlo i Beatles, forse può essere dignitoso farlo anche per me...
Help (Beatles, 1965)
Help, I need somebody,
Help, not just anybody,
Help, you know I need someone, help.
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these days are gone, I'm not so self assured,
Now I find I've changed my mind and opened up the doors.
Help me if you can, I'm feeling down
And I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
Won't you please, please help me.
And now my life has changed in oh so many ways,
My independence seems to vanish in the haze.
But every now and then I feel so insecure,
I know that I just need you like I've never done before.
Help me if you can, I'm feeling down
And I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
Won't you please, please help me.
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these daya are gone, I'm not so self assured,
Now I find I've changed my mind and opened up the doors.
Help me if you can, I'm feeling down
And I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
Won't you please, please help me, help me, help me, oh.
Vorrei sbattere la testa, oppure staccare la spina: rompere con tutto per un momento.
Devo ricaricare le batterie.
Mi sembra di essere estraneo alla mia vita, come se mi toccasse una vita che non è la mia e che sicuramente non è quella che vorrei.
Mi sento precipitare verso il basso.
Vorrei chiedere aiuto e, se potevano farlo i Beatles, forse può essere dignitoso farlo anche per me...
Help (Beatles, 1965)
Help, I need somebody,
Help, not just anybody,
Help, you know I need someone, help.
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these days are gone, I'm not so self assured,
Now I find I've changed my mind and opened up the doors.
Help me if you can, I'm feeling down
And I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
Won't you please, please help me.
And now my life has changed in oh so many ways,
My independence seems to vanish in the haze.
But every now and then I feel so insecure,
I know that I just need you like I've never done before.
Help me if you can, I'm feeling down
And I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
Won't you please, please help me.
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these daya are gone, I'm not so self assured,
Now I find I've changed my mind and opened up the doors.
Help me if you can, I'm feeling down
And I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
Won't you please, please help me, help me, help me, oh.
mercoledì 20 febbraio 2008
Bisogno
E' tanto che non scrivo sul blog.
E' dall'estate che non mi fermo e sono proprio cotto; sono stanco e un po' deluso. Mi sembra che le persone intorno a me si preoccupino principalmente dei loro bisogni, MA ANCH'IO HO DEI BISOGNI!!!
Forse una persona equilibrata dovrebbe contenere i propri bisogni, incanalandoli verso qualcosa, che so... un progetto, in quanto sono gli animali a vivere di bisogni e di istinto. Tuttavia il mio equilibrio sta cedendo.
Ho bisogno di una vacanza.
Ho bisogno di stare all'aria aperta.
Ho bisogno di un legame affettivo.
Ho bisogno di un amore.
Ho bisogno di condividere la mia intimità.
Ho bisogno di gratificazioni sul lavoro.
Ho bisogno di non sentirmi così fragile...
E' dall'estate che non mi fermo e sono proprio cotto; sono stanco e un po' deluso. Mi sembra che le persone intorno a me si preoccupino principalmente dei loro bisogni, MA ANCH'IO HO DEI BISOGNI!!!
Forse una persona equilibrata dovrebbe contenere i propri bisogni, incanalandoli verso qualcosa, che so... un progetto, in quanto sono gli animali a vivere di bisogni e di istinto. Tuttavia il mio equilibrio sta cedendo.
Ho bisogno di una vacanza.
Ho bisogno di stare all'aria aperta.
Ho bisogno di un legame affettivo.
Ho bisogno di un amore.
Ho bisogno di condividere la mia intimità.
Ho bisogno di gratificazioni sul lavoro.
Ho bisogno di non sentirmi così fragile...
venerdì 4 gennaio 2008
Pensieri lubrichi
In un momento di smarrimento mi sono venute in mente due situazioni agghiaccianti in cui è molto improbabile trovarsi, ma che è possibile che qualcuno al mondo abbia pur vissuto in prima persona.
1) essere sorpreso dal terremoto, o comunque dal crollo del palazzo, mentre si è seduti sul cesso: o si schiatta con le braghe calate o il cane lupo dei soccorritori ti scova fiutando i tuoi escrementi (e poi ti estraggono dalle macerie senza calzoni)
2) lavorare in una catena di montaggio dove si fabbricano vibratori e ninnoli simili: che tu sia uomo o donna, devi maneggiare falli di gomma tutto il giorno
...l'ultima considerazione che posso fare è che devo smettere di mangiare il pesce in mensa...
1) essere sorpreso dal terremoto, o comunque dal crollo del palazzo, mentre si è seduti sul cesso: o si schiatta con le braghe calate o il cane lupo dei soccorritori ti scova fiutando i tuoi escrementi (e poi ti estraggono dalle macerie senza calzoni)
2) lavorare in una catena di montaggio dove si fabbricano vibratori e ninnoli simili: che tu sia uomo o donna, devi maneggiare falli di gomma tutto il giorno
...l'ultima considerazione che posso fare è che devo smettere di mangiare il pesce in mensa...
giovedì 27 dicembre 2007
L'isola del giorno prima (Umberto Eco)
"State meglio onorando vostro padre ora," disse Saint-Savin "ricordandone gli insegnamenti, che prima quando ascoltavate un cattivo latino in chiesa."
"Signor di Saint-Savin," gli aveva detto Roberto, "non temete di finire sul rogo?"
Saint-Savin si incupì per un istante. "Quando avevo più o meno la vostra età ammiravo quello che è stato per me come un fratello maggiore. Come un filosofo antico lo chiamavo Lucrezio, ed era filosofo anch'esso, e prete per giunta. E' finito sul rogo a Tolosa, ma prima gli hanno strappato la lingua e l'hanno strangolato. E quindi vedete che se noi filosofi siamo svelti di lingua non è solo, come diceva quel signore l'altra sera, per darci bon ton. E' per trarne partito prima che la strappino. Ovvero, celie a parte, per rompere coi pregiudizi e scoprire la ragione naturale delle cose."
"Quindi davvero voi non credete in Dio?"
"Non ne trovo motivi in natura. Né sono il solo. Strabone ci dice che i Galiziani non avevano nessuna nozione di un essere superiore. Quando i missionari dovettero parlare di Dio agli indigeni delle Indie Occidentali, ci racconta Acosta (che pure era gesuita), che dovettero usare la parola spagnola Dios. Non ci crederete, ma nella loro lingua non esisteva alcun termine adeguato. Se l'idea di Dio non è nota in stato di natura, deve dunque trattarsi di una invenzione umana... Ma non mi guardate come se non avessi sani principi e non fossi un fedele servitore del mio re. Un vero filosofo non chiede affatto di sovvertire l'ordine delle cose. Lo accetta. Chiede solo che gli si lasci coltivare i pensieri che consolano un animo forte. Per gli altri, fortuna che ci siano e papi e vescovi a trattener le folle dalla rivolta e dal delitto. L'ordine dello stato esige una uniformità della condotta, la religione è necessaria al popolo e il saggio deve sacrificare parte della sua indipendenza affinché la società si mantenga ferma. Quanto a me, credo di essere un uomo probo: sono fedele agli amici, non mento, se non quando faccio una dichiarazione d'amore, amo il sapere e faccio, a quanto dicono, buoni versi. Per questo le dame mi giudicano galante. Vorrei scrivere romanzi, che sono molto alla moda, ma penso a molti di essi, e non mi accingo a sciverne nessuno..."
"Signor di Saint-Savin," gli aveva detto Roberto, "non temete di finire sul rogo?"
Saint-Savin si incupì per un istante. "Quando avevo più o meno la vostra età ammiravo quello che è stato per me come un fratello maggiore. Come un filosofo antico lo chiamavo Lucrezio, ed era filosofo anch'esso, e prete per giunta. E' finito sul rogo a Tolosa, ma prima gli hanno strappato la lingua e l'hanno strangolato. E quindi vedete che se noi filosofi siamo svelti di lingua non è solo, come diceva quel signore l'altra sera, per darci bon ton. E' per trarne partito prima che la strappino. Ovvero, celie a parte, per rompere coi pregiudizi e scoprire la ragione naturale delle cose."
"Quindi davvero voi non credete in Dio?"
"Non ne trovo motivi in natura. Né sono il solo. Strabone ci dice che i Galiziani non avevano nessuna nozione di un essere superiore. Quando i missionari dovettero parlare di Dio agli indigeni delle Indie Occidentali, ci racconta Acosta (che pure era gesuita), che dovettero usare la parola spagnola Dios. Non ci crederete, ma nella loro lingua non esisteva alcun termine adeguato. Se l'idea di Dio non è nota in stato di natura, deve dunque trattarsi di una invenzione umana... Ma non mi guardate come se non avessi sani principi e non fossi un fedele servitore del mio re. Un vero filosofo non chiede affatto di sovvertire l'ordine delle cose. Lo accetta. Chiede solo che gli si lasci coltivare i pensieri che consolano un animo forte. Per gli altri, fortuna che ci siano e papi e vescovi a trattener le folle dalla rivolta e dal delitto. L'ordine dello stato esige una uniformità della condotta, la religione è necessaria al popolo e il saggio deve sacrificare parte della sua indipendenza affinché la società si mantenga ferma. Quanto a me, credo di essere un uomo probo: sono fedele agli amici, non mento, se non quando faccio una dichiarazione d'amore, amo il sapere e faccio, a quanto dicono, buoni versi. Per questo le dame mi giudicano galante. Vorrei scrivere romanzi, che sono molto alla moda, ma penso a molti di essi, e non mi accingo a sciverne nessuno..."
Il codice del quattro (Ian Caldwell & Dustin Thomason)
L'onda d'urto dell'incidente non si era ancora spenta nella mia vita, ma già prima della morte di mio padre, avevo perso la mia fede nei libri. Mi ero reso conto che le persone colte condividevano un pregiudizio inconfessato, una segreta convinzione platonica che la vita che conosciamo non sia che un'immagine imperfetta della realtà. E che solo l'arte, come un paio di occhiali da vista, la può correggere. Gli studiosi e gli intellettuali che si raccoglievano attorno al nostro tavolo da pranzo sembravano nutrire una sorta di rancore nei confronti del mondo. Non riuscivano ad accettare l'idea che la nostra vita non segue la bella parabola che un buon autore costruisce per un grande personaggio letterario. Solo negli attimi di perfezione che nascono per puro caso, il mondo diventa effettivamente un palcoscenico. La banalità del reale li amareggiava.
Nessuno mai espresse il proprio pensiero in modo esplicito, ma quando gli amici e i colleghi di mio padre - tutti tranne Vincent Taft - vennero a trovarmi all'ospedale, con l'aria contrita per le recensioni infamanti che avevano scritto sul suo libro, incominciai a vedere quella verità come se fosse impressa a lettere di fuoco sulla parete che mi stava di fronte. Lo notavo nel momento in cui si avvicinavano al mio letto, tutti con in mano dei libri.
"Questo mi è stato d'aiuto quando mio padre è morto" disse il presidente del dipartimento di storia, mettendo sul vassoio della colazione 'La montagna dalle sette balze' di Merton.
"Auden mi è stato di grande conforto" disse una studentessa che doveva laurearsi con mio padre lasciandomi un'edizione tascabile delle sue poesie.
"Tu hai bisogno di qualcosa di forte" mi sussurrò un tale dopo che tutti se ne furono andati. "Altroché quella robetta."
Non sapevo neppure chi fosse. Mi lasciò una copia del 'Conte di Montecristo', che avevo già letto. Mi chiesi se pensasse sul serio che il desiderio di vendetta fosse il sentimento da rafforzare in quel frangente.
Mi resi conto che nessuno di loro sapeva venire a patti con la realtà. Esattamente come me. La morte di mio padre aveva una irrevocabilità drammatica, che deride le leggi che governavano le loro vite e che permettevano di reinterpretare ogni accadimento, di cambiare ogni finale. Dickens aveva scritto 'Grandi speranze' perché Pip potesse essere felice. Ma nessuno poteva riscrivere quanto era accaduto a me.
Nessuno mai espresse il proprio pensiero in modo esplicito, ma quando gli amici e i colleghi di mio padre - tutti tranne Vincent Taft - vennero a trovarmi all'ospedale, con l'aria contrita per le recensioni infamanti che avevano scritto sul suo libro, incominciai a vedere quella verità come se fosse impressa a lettere di fuoco sulla parete che mi stava di fronte. Lo notavo nel momento in cui si avvicinavano al mio letto, tutti con in mano dei libri.
"Questo mi è stato d'aiuto quando mio padre è morto" disse il presidente del dipartimento di storia, mettendo sul vassoio della colazione 'La montagna dalle sette balze' di Merton.
"Auden mi è stato di grande conforto" disse una studentessa che doveva laurearsi con mio padre lasciandomi un'edizione tascabile delle sue poesie.
"Tu hai bisogno di qualcosa di forte" mi sussurrò un tale dopo che tutti se ne furono andati. "Altroché quella robetta."
Non sapevo neppure chi fosse. Mi lasciò una copia del 'Conte di Montecristo', che avevo già letto. Mi chiesi se pensasse sul serio che il desiderio di vendetta fosse il sentimento da rafforzare in quel frangente.
Mi resi conto che nessuno di loro sapeva venire a patti con la realtà. Esattamente come me. La morte di mio padre aveva una irrevocabilità drammatica, che deride le leggi che governavano le loro vite e che permettevano di reinterpretare ogni accadimento, di cambiare ogni finale. Dickens aveva scritto 'Grandi speranze' perché Pip potesse essere felice. Ma nessuno poteva riscrivere quanto era accaduto a me.
lunedì 10 dicembre 2007
Il peso delle parole (e non solo)
Ogni parola e ogni frase che si scrive o che si pronuncia ha un peso. Un po' dipende dal contesto in cui è inserita e da come l'autore e il destinatario la intendono, ma la parte maggiore dipende dalla parola in sè, che ha un preciso significato ed una sua sfumatura (che chi la usa la conosca oppure no).
Spesso rimango sconcertato da come le parole vengano usate senza badare al loro peso. Per esempio, tante persone che conosco usano alla leggera le parole "ti amo" (per non dire che ne abusano). Sono parole importanti per sè, soprattutto se riferite, come nella maggior parte dei casi, al rapporto di coppia (più che all'amore familiare o amicale). E lo sono da qualsiasi parte la si voglia vedere, considerando anche le culture e le credenze diffuse nella nostra società.
Forse sono io ad essere esagerato, ma sono deluso da come questa espressione sia sottovalutata o, magari, sia sottovalutato il sentimento. Mi sto arrogando il diritto di supporre i sentimenti degli altri e di giudicarli? Se sto cadendo in questo tranello, ovviamente non me ne sto rendendo conto, ma quello che più mi preme è di lanciare un avvertimento.
Ho detto "ti amo" poche volte in vita mia, ma sempre cosciente dell'importanza di quella frase, che implica impegno, responsabilità, libertà, esclusività, definitività.
Quando penso queste cose mi sento proprio estraneo e fuori posto.
I sentimenti pesano? O pesano troppo le mie fissazioni?
Spesso rimango sconcertato da come le parole vengano usate senza badare al loro peso. Per esempio, tante persone che conosco usano alla leggera le parole "ti amo" (per non dire che ne abusano). Sono parole importanti per sè, soprattutto se riferite, come nella maggior parte dei casi, al rapporto di coppia (più che all'amore familiare o amicale). E lo sono da qualsiasi parte la si voglia vedere, considerando anche le culture e le credenze diffuse nella nostra società.
Forse sono io ad essere esagerato, ma sono deluso da come questa espressione sia sottovalutata o, magari, sia sottovalutato il sentimento. Mi sto arrogando il diritto di supporre i sentimenti degli altri e di giudicarli? Se sto cadendo in questo tranello, ovviamente non me ne sto rendendo conto, ma quello che più mi preme è di lanciare un avvertimento.
Ho detto "ti amo" poche volte in vita mia, ma sempre cosciente dell'importanza di quella frase, che implica impegno, responsabilità, libertà, esclusività, definitività.
Quando penso queste cose mi sento proprio estraneo e fuori posto.
I sentimenti pesano? O pesano troppo le mie fissazioni?
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